Il progetto nasce dalla mia esperienza come fotografo di prodotti e dalla fascinazione, presente fin dall’infanzia, per la ripetizione visiva. Lavorando con oggetti pensati per l’e-commerce, ho iniziato a osservare come ciò che percepiamo come identico in realtà non lo sia mai: dentro una confezione industriale ogni elemento è simile agli altri, ma conserva una propria individualità. Da qui l’idea di ritrarre ogni singolo pezzo come un soggetto unico, dando vita a serie composte da centinaia di micro-ritratti che, affiancati, rivelano differenze sorprendenti.
Questa attrazione per la serialità affonda le sue radici nei miei primi riferimenti visivi: le lattine Campbell’s e i ritratti di Warhol, i cataloghi degli anni ’80, l’estetica delle immagini ripetute che ha accompagnato tutta la mia crescita. La disposizione ordinata di una moltitudine di elementi simili mi trasmette un profondo senso di quiete, come un mantra visivo capace di trasformare la ripetizione in armonia.
Il progetto porta però con sé anche una dimensione personale e intima. Per molti anni la mia vita è stata influenzata da una diagnosi medica rivelatasi poi infondata, esperienza che mi ha fatto riflettere su come spesso si tenda a incasellare le persone in categorie rigide e generalizzate. Attraverso questi oggetti, simili ma mai identici, affermo la necessità di guardare oltre le apparenze e riconoscere ciò che rende unico ogni individuo. La diversità che emerge da elementi apparentemente uguali diventa così un atto di resistenza alla schematizzazione e al giudizio massificato.
La componente estetica è fondamentale: creare immagini visivamente appaganti permette di offrire più livelli di lettura e di raggiungere un pubblico ampio. Ogni serie si configura come un piccolo manifesto contro la generalizzazione, celebrando l’unicità attraverso ciò che crediamo “uguale” solo perché non ci fermiamo davvero a osservare.The project originates from my professional experience as a product photographer and from a fascination with visual repetition that has been present since my childhood. While working with objects intended for e-commerce imagery, I began to notice that what we perceive as identical is never truly so: inside an industrial package, each element resembles the others, yet retains its own individuality. From this observation came the idea of portraying each single piece as a unique subject, creating series composed of hundreds of micro-portraits that, when placed side by side, reveal surprising differences.
This attraction to seriality is rooted in my earliest visual references: Warhol’s Campbell’s soup cans and repeated portraits, the product catalogues of the 1980s, and the aesthetic of repeated images that accompanied my visual upbringing. The ordered arrangement of many similar elements gives me a deep sense of calm, almost like a visual mantra in which repetition becomes harmony.
However, the project also carries a more personal and intimate dimension. For many years my life was influenced by a medical diagnosis that later proved to be incorrect. This experience led me to reflect on how people are often placed into rigid categories and generalized frameworks. Through these objects—similar but never identical—I seek to affirm the need to look beyond appearances and recognize what makes each individual unique. The differences that emerge from seemingly identical elements thus become a quiet act of resistance against categorization and mass judgment.
The aesthetic component is fundamental to the project. Creating visually engaging images allows multiple levels of interpretation and helps reach a broader audience. Each series becomes a small manifesto against generalization, celebrating individuality through objects that we consider “identical” only because we rarely take the time to truly observe them.14140