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Variazione sul tema
IL PROGETTO
Variazione sul tema nasce da uno slittamento di sguardo, da un gesto tecnico e ripetitivo, apparentemente marginale, verso una pratica di osservazione radicale. All’origine del progetto c’è la mia esperienza professionale nel campo della fotografia commerciale, dove l’immagine del prodotto su sfondo neutro rappresenta uno dei dispositivi più standardizzati della visione contemporanea.
141.GIF75.GIF36.GIFUn linguaggio costruito per mostrare l’oggetto in modo funzionale, anonimo, intercambiabile. In questo immaginario si intreccia un riferimento che mi accompagna fin dall’infanzia: le Campbell’s Soup di Andy Warhol. È proprio dentro questa grammatica industriale dell’immagine che si è aperta una frattura: ciò che dovrebbe essere seriale e uniforme si rivela, a uno sguardo più lento e attento, irriducibilmente differente.
Ogni elemento contenuto in una confezione - che sia un pezzo di pasta, una caramella, un biscotto o un piccolo manufatto prodotto in serie - presenta sempre minime variazioni di forma, proporzione, superficie, inclinazione, tracce del processo che lo ha generato: nessun esemplare coincide davvero con un altro.
La ripetizione non produce identità assoluta, ma una costellazione di singolarità.
Il progetto prende forma attraverso un metodo rigoroso e paziente, sviluppato nell’arco di molti anni, a partire dal 2014, nel quale ho cercato una condizione di ripresa costante e replicabile, capace di sospendere ogni enfasi spettacolare per restituire al soggetto la sua presenza essenziale.
Luce, inquadratura, scala, resa materica, supporto di stampa e cornice non sono pensate per interpretare ogni oggetto in modo diverso, ma per offrire a ciascuno la stessa possibilità di apparire. In questo senso il dispositivo fotografico non impone una gerarchia, ma crea uno spazio di equità visiva in cui le differenze possono emergere da sole. Il titolo che ho scelto, Variazione sul tema, dichiara questa tensione: il “tema” è la forma comune, la matrice condivisa, il modello seriale, mentre la “variazione” è tutto ciò che eccede la norma, lo scarto minimo, l’imperfezione, l’unicità inattesa.
136/Ogni immagine si colloca tra due poli opposti e complementari:
ordine e deviazione, serie e individuo, regola e possibilità. Il riferimento alla tradizione della serialità nell’arte del Novecento è presente, ma mai volutamente citazionista, nonostante nella mia memoria visiva l’eredità impressa delle “Campbell's Soup Cans” di Andy Warhol, e l’intuizione che un oggetto quotidiano, replicato e moltiplicato, possa diventare immagine simbolica del nostro tempo. Ma se nella Pop Art la serialità rifletteva il consumo, la riproducibilità e il fascino dell’icona industriale, in Variazione sul tema essa diventa per me uno strumento analitico e poetico per interrogare il rapporto tra moltitudine e identità: laddove la ripetizione sembrerebbe affermare l’uguaglianza, io ricerco invece l’unicità interna al molteplice. Questa dimensione formale si intreccia e scende anche a un livello più intimamente personale e biografico: il lavoro vuole essere una presa di posizione contro ogni classificazione rigida, contro la riduzione dell’individuo a categoria, diagnosi, funzione o aspettativa sociale. Riconoscere l’unicità di ogni elemento significa, per me, affermare la complessità di ogni soggetto.
Guardare davvero implica superare il pregiudizio dell’apparenza, sottrarsi alla semplificazione, concedere tempo a ciò che viene normalmente consumato in un istante: un filo conduttore presente nella maggior parte dei miei progetti.
L’installazione, dallo scatto alla cornice interamente realizzata da me, vuole rendere tangibile questa esperienza. Per ciascun prodotto, ogni singolo elemento fotografato diventa una stampa autonoma, parte di un insieme che si espande nello spazio come un archivio visivo o una costellazione modulare.
L’opera si sviluppa secondo il numero reale dei pezzi contenuti nella confezione originaria e si adatta al luogo che la ospita. La disposizione segue logiche aleatorie, evocando il caso che governa tanto la distribuzione industriale quanto la varietà naturale delle forme.
Accanto a questa versione unica e monumentale, realizzo anche un secondo formato che raccoglie in sottoinsiemi l’intera serie attraverso composizioni-mosaico che ne condensano il ritmo e l’energia percettiva, senza però essere esposte simultaneamente.
La confezione originale, matrice e contenitore, accompagna in qualità di riferimento visivo, entrambe le declinazioni del lavoro come segno paradossale di promessa di uniformità da cui scaturisce invece una pluralità irripetibile. Nella sua essenza, Variazione sul tema è un esercizio di attenzione. Trasformo oggetti ordinari in presenze singolari, l’automatismo in contemplazione, la ripetizione in scoperta. Il mio obiettivo è ricordare a me stesso e a chi osserva che ciò che appare uguale da lontano, da vicino rivela sempre una differenza.
IL PROGETTO
Variation on a theme
THE PROJECT
Variation on a theme originates from a shift in perception, from a technical and repetitive gesture, apparently marginal, toward a practice of radical observation. At the origin of the project lies my professional experience in the field of commercial photography, where the image of the product on a neutral background represents one of the most standardized devices of contemporary visual culture.
A language constructed to present the object in a functional, anonymous, interchangeable way. Within this imagery intertwines a reference that has accompanied me since childhood, Campbell's Soup Cans by Andy Warhol: it is precisely within this industrial grammar of the image that a fracture opened up, where what should be serial and uniform reveals itself, under a slower and more attentive gaze, as irreducibly different.
Every element contained within a package, whether a piece of pasta, a candy, a biscuit, or a small mass-produced object, always presents minimal variations in shape, proportion, surface, inclination, traces of the process that generated it: no specimen truly coincides with another.
Repetition does not produce absolute identity, but rather a constellation of singularities.
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The project takes shape through a rigorous and patient method, developed over many years (since 2014), in which I searched for a constant and repeatable shooting condition, capable of suspending any spectacular emphasis in order to restore the subject to its essential presence.
Light, framing, scale, material rendering, print support and framing are not conceived to interpret each object differently, but to offer each one the same possibility of appearing. In this sense, the photographic device does not impose a hierarchy but rather creates a space of visual equity in which differences can emerge on their own. The title I chose, Variation on a Theme, declares this tension, where the “theme” is the common form, the shared matrix, the serial model, while the “variation” is everything that exceeds the norm, the minimal deviation, the imperfection, the unexpected uniqueness.
Each image exists between two opposing and complementary poles of order and deviation, series and individual, rule and possibility. The reference to the tradition of seriality in twentieth-century art is present, though never intentionally citational, despite the enduring imprint in my visual memory of Campbell's Soup Cans by Andy Warhol, in which the intuition that an everyday object, replicated and multiplied, can become a symbolic image of our time, has always remained present. But while in Pop Art seriality reflected consumption, reproducibility, and the fascination of the industrial icon, in Variation on a Theme it becomes for me an analytical and poetic instrument through which to question the relationship between multiplicity and identity, where repetition would seem to affirm equality, I instead search for uniqueness within the multiple. This formal dimension intertwines and also descends into a more intimate personal and biographical level: the work aims to be a stance against every rigid classification, against the reduction of the individual to category, diagnosis, function or social expectation, insofar as recognizing the uniqueness of each element means affirming, for me, the complexity of every subject.168.GIF80.GIF
To truly look implies overcoming the prejudice of appearances, resisting simplification, granting time to what is normally consumed in an instant - a recurring thread in most of my projects.
The installation, from the photographic process to the framing entirely realized by me, seeks to make this experience tangible. For each product, every photographed element becomes an autonomous print, part of a whole that expands through space like a visual archive or a modular constellation.
The work develops according to the actual number of pieces contained within the original package and adapts itself to the place hosting it, where the arrangement follows aleatory logics, evoking the randomness that governs both industrial distribution and the natural variety of forms.
Alongside this unique and monumental version, I also create a second format that gathers the entire series into subsets through mosaic compositions that condense its rhythm and perceptual energy, though never exhibited simultaneously.
The original packaging, matrix and container, accompanies both versions of the work as a visual reference, a paradoxical sign of promised uniformity from which an irreducible plurality instead emerges. At its core, Variation on a Theme is an exercise in attention. I transform ordinary objects into singular presences, automatism into contemplation, repetition into discovery; my aim is to remind myself, and those who observe, that what appears identical from afar, when seen up close always reveals a difference.
THE PROJECT
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